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Nel Paese considerato la “più grande democrazia del mondo” l’esistenza di un metodo di scelta del candidato alla Presidenza che coinvolga i cittadini è quasi obbligata. Così, all’interno dei due principali partiti politici americani, il Partito Democratico e il Partito Repubblicano, si fronteggiano i vari sfidanti che aspirano alla carica più alta negli USA, chiedendo il voto degli americani nelle cosiddette primarie.
Queste si sviluppano in un periodo di tempo che va dal Gennaio al Giugno dell’anno delle presidenziali (che si tengono in Novembre).
Come funzionano?
Il sistema è piuttosto complesso, considerato che ogni stato federato utilizza delle proprie regole per il loro svolgimento. Innanzitutto bisogna distinguere tra primarie vere e proprie e caucus. Le prime sono gestite direttamente dagli organi statali, i secondi sono invece eventi privati organizzati dai partiti stessi. Quest’ultimi sono a loro volta differenti e non sempre di immediata comprensione; sono tipici perlopiù degli stati più piccoli (tra questi, Maine, Idaho, Iowa).
Prima di questi eventi si svolgono dei dibattiti tra i candidati della stesso partito, molto spesso trasmessi da televisioni sia locali che nazionali, che dovrebbero facilitare il processo di scelta degli elettori e dei simpatizzanti. La fase del voto e dello scrutinio è simile a quella di qualunque altro tipo di elezione, ma ha subito diverse critiche in quanto per poter partecipare occorre solo registrarsi nelle apposite liste degli elettori di quel partito, cosa che rende semplice l’infiltrazione di sostenitori dell’altro schieramento che possono così alterare il risultato finale.
Altra questione spinosa è quella dell’assegnazione dei delegati (che rende le primarie un tipo di elezione indiretta), cioè di coloro che rappresenteranno il loro stato durante la Convention nazionale, luogo in cui si ufficializza la vittoria di uno dei competitori. I due partiti stabiliscono il numero dei delegati per ogni candidato in maniere differente: il Partito Democratico usa un metodo proporzionale (ad es.: colui che prende il 35% dei voti si aggiudicherà il 35% dei delegati), mentre il Grand Old Party cambia criterio a seconda degli stati (in alcuni sceglie il proporzionale, in altri il cosiddetto winner-take-all system, cioè chi vince prende tutto). Nella maggior parte dei casi il momento decisivo di queste votazioni avviene nel famoso Super Tuesday, il Super Martedì, giorno in cui vengono chiamati ad esprimersi i cittadini della maggior parte degli stati territorialmente più estesi (e che per questo assegnano un numero di delegati maggiore), che indica, spesso in maniera definitiva, chi sarà il vincitore della sfida.
Come ricordato, i due contendenti (o il contendente, nel caso in cui per uno dei due partiti si ricandidi per il secondo mandato colui che è già presidente), vengono poi ufficialmente investiti di tale carica durante la Convention nazionale, dopo la decisione da parte dei delegati di chi appoggiare. In teoria da questa può uscire un nome diverso da quello che si è guadagnato il maggior numero di delegati, potendo questi scegliere, per motivi di opportunità politica, di appoggiare un altro candidato.
E’ una possibilità molto remota, ma che rende ancora più affascinante la competizione.
Nicolò Canonico