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Colazione da Starbucks, un fenomeno sociale

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Il fenomeno dei fast food è legato indiscutibilmente al progressivo aumento della velocità cui vivono gli americani, un fenomeno che ha avuto inizio negli anni ’50 con il vero boom della diffusione dell’automobile. Il caffè non sfugge a questa regola: si compra in piccole caffetterie, spesso pochissimi metri quadrati, e si consuma in auto o a piedi sorseggiandolo dai grandi bicchieri di plastica fatti per non bruciarsi e per non versare il contenuto, oppure seduti alla scrivania mentre si continua a produrre.

Si tratta indiscutibilmente di una logica che a noi italiani sembra inequivocabilmente perversa e opprimente, legati come siamo alla nostra tradizione del caffè come momento di pausa.
Ma ho sempre avuto la percezione che la celebre catena Starbucks, catena diffusissima negli Stati Uniti e in molte parti del mondo originaria di Seattle, riesca a evadere da questa spirale perversa.
Entrare in uno Starbucks significa immergersi in un’atmosfera ovattata fatta di voci appena accennate, musica melodica di sottofondo e luci a volte soffuse a volte meravigliosamente solari ma sempre appropriate e mai eccessive.

Mi piace lo stile degli arredi che dietro l’apparente trascuratezza e i colori opachi nasconde in realtà una cura maniacale del dettaglio che deve ricreare un’atmosfera casalinga, ricca di calore umano, dove l’unico particolare mancante è un caminetto che crepita rassicurante nel lungo inverno americano. Gli americani in questo sono maestri, l’art del sondaggio e della ricerca di mercato da loro assurge al rango di scienza esatta, infallibile.

starbucks colazione

Ammetto di avere trascorso spesso lunghi periodi negli Starbucks, attratto proprio dalla tranquillità dei posti che mi consentivano di leggere in totale rilassatezza o di navigare su internet grazie al wifi gratuito, un gadget cui molte altre catene di fast food si stanno adesso a loro volta adeguando negli Stati Uniti. E pur avendo sempre orgogliosamente mantenuto la mia identità italiana nei miei 3 anni di permanenza, mi sono assuefatto senza lottare alla logica tutta americana dell’abitudine, del frequentare sempre la stessa catena a prescindere da dove ci si trovi. Fanno così per il cibo ma anche per gli alberghi (pochi quelli di charme, tanti invece quelli appartenenti alle grandi catene) e per i supermercati.

E mi piacciono i loro prodotti, tutti, sia le bevande che il cibo. Certo, non sono a buon mercato se paragonati a quelli delle altre caffetterie, ma è il prezzo da pagare per accedere a una sorta di club esclusivo. Sono le regole del mercato, e in America le leggi del consumismo valgono anche di più della legislazione ufficiale. E’ un loro vanto, dopotutto.
Purtroppo Starbucks non è destinato ad aprire in Italia. Il nostro rapporto con il caffè è ancora considerato troppo diverso dal loro, e la società non vuole rischiare un flop nel paese del caffè per eccellenza che temono avrebbe pesanti ripercussioni di immagine anche negli altri paesi. Ma forse in fondo in fondo è meglio così, meglio mantenere le nostre tradizioni intatte ed eventualmente imporle all’estero che assuefarci a quelle importate.

Scritto da
Andrea Tobanelli

Adoro viaggiare, soprattutto negli Stati Uniti che sono da sempre la mia meta preferita. Nel 2009 ho deciso di fondare myusa.it per aiutare tutti coloro che desiderano organizzare una visita negli USA!

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