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Racconto New York

Viaggio nella mia New York City

di Volo24

racconto new york

La fissa dell’America ce l’avevo da parecchio. E allora come regalo di laurea ho chiesto ai miei un aiuto per un viaggio negli States. Trovate delle offerte di voli New York economiche, un po’ col loro aiuto, un po’ con qualche spicciolo messo da parte sono riuscito a convincere mia madre a lasciarmi andare. E così, due giorni dopo il mio 110 e lode mi misi in viaggio in direzione oltreoceano.

Non avevo mai viaggiato in aereo per così tante ore. Non nascondo una certa apprensione, appena messo piede sul velivolo, ma un po’ l’aver vissuto già l’esperienza del volo, un po’ l’eccitazione di quello che stavo per affrontare mi aiutarono a schiacciare le angustie. Ad ogni modo, ebbi subito modo di scambiare due chiacchiere col mio vicino di posto e mettere subito in moto il mio inglese (“ben diverso dall’inglese-americano, però” osserva Frank, il mio estemporaneo compagno di viaggio). Frank parlava anche un po’ di italiano e giacché i primi giorni di rientro a casa, nella Grande Mela, non aveva molto da fare si è offerto di mostrarmi un po’ la città per i primi giorni in cambio di una chiacchierata in italiano e di qualche invito a cena. Cucina, manco a dirsi, rigorosamente italiana.
Accettai con entusiasmo. Arrivati all’aeroporto salutai Frank, scambiandoci tutti i recapiti, con l’accordo di rivedersi il giorno dopo e provai subito l’ebbrezza di una scena vista tante volte, ma solo nei film: chiamare un taxi a New York col gesto della mano, entrare e dire il nome della strada. Chiunque sia stato a New York mi ha sempre dato la stessa impressione. Grande. Tutto grande. Tutto è.. “più grande”. Potevo immaginare cosa significasse, non capirlo. In quei momenti lo capii. Tutto lo spazio, la dimensione a New York è esponenziale rispetto alla città in cui sono sempre vissuto. Stradoni larghissimi, palazzi altissimi, fiumane di gente per le strade principali. Arrivato in pensione e giusto il tempo di sistemarmi, una doccia e crollai per sonno e stanchezza.

Raccontare quindici giorni a New York in un solo spazio richiederebbe ben altro che un articolo, ci vorrebbe un reportage. Perché quando poc’anzi ho parlato di città “grande” non si deve intendere solo per lo spazio. Per “grande” si intende che New York offre tutto ciò che puoi pensare a qualsiasi ora. A New York potresti andare in palestra alle due del mattino, finire l’allenamento alle tre e fare la spesa come se fosse mezzogiorno. Il cumulo di esperienze e cose vissute in quindici giorni in una città che ha il titolo ufficioso di “città che non dorme mai” è, appunto, grande.
E allora dovrò contentarmi, e contentatevi, di alcune scene che mi piace ricordare. Innanzitutto, prevedibilmente, la Statua della Libertà. Una chicca: lo Staten Island Ferry parte da Manhattan sud e prima di raggiungere Staten Island attraversa la baia regalando vedute urbane durante il tragitto. A costo zero. Sì, a costo zero. Il traghetto, infatti, è un servizio gratuito. Prima della Statua, dunque, c’è uno spettacolo nello spettacolo: lo skyline newyorkese dalla costa. Anche perché la delusione della Statua è stata immensa: era chiusa per lavori al suo interno ! A proposito di scorci e veduto della città: un altro punto dove ammirare lo skyline della città da un punto veramente d’eccezione è il ponte di Brooklyn. Il passaggio pedonale attraverso uno dei più ponti più famosi e raffigurati del mondo sa offrire una veduta abbastanza dall’alto e di certo particolarissima.

Central Park. È un baluardo verde in un exclave di cemento, auto e costruzioni. Detta così è ingeneroso, lo ammetto, non è di certo l’unico spazio verde di New York, anzi. Ma entrarvi significa staccare di repente col mondo e introdursi in un’oasi di verde e laghi così rilassata e pulita da dimenticarsi dove si era pochi minuti prima.
Gente che fa sport, bambini che giocano, amenità come spettacoli di burattini, artisti di strada e persino predicatori. Un mondo in un mondo.

Altro consiglio che vorrei dare ai visitatori della Grande Mela è di essere poco schizzinosi e mangiare qualche schifezza per strada. Forse gli accorgimenti igienico-sanitari dei venditori di hot dog per strada non sono esattamente quelli delle cucine del Ritz, ma quel che è certo è che hot dog così sono una bontà.
E non solo quelli: c’è da perdersi fra tutti quei cibi che nemmeno si conoscono:, specialmente a base di carne. E per una birra: niente di meglio che un pub: ce ne sono a migliaia per ogni strada, nell’immensa Grande Mela.

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Responsabile Contenuti

Andrea

Adoro viaggiare, soprattutto negli Stati Uniti che sono da sempre la mia meta preferita. Nel 2009 ho deciso di fondare myusa.it per aiutare tutti coloro che desiderano organizzare una visita negli USA!

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